giovedì 25 aprile 2013

Siamo tutti sulla stessa zattera


Provate a scrivere su Google ‘Perché si festeggia il 25 aprile?’. Dopo una veloce ricerca troverete  la risposta: il 25 aprile in Italia è la Festa della Liberazione, si ricorda cioè l'anniversario della liberazione dal nazifascismo. 

Oggi è il 25 Aprile 2013 eppure, provate a guardarvi intorno e vi accorgerete che, più che una ricorrenza, sembrerà di vivere una domenica comune. Non si va a scuola o a lavoro, si mangia di più a pranzo e i giovanissimi escono con gli amici (a parte chi deve studiare e prepararsi per l’ultimo round scolastico prima delle ultime valutazioni).
Questa giornata si differenzia da una domenica normale solo a causa dei programmi televisivi che escludono trasmissioni come domenica in o quelli che… .
Vi starete chiedendo se per caso abbiano previsto film o documentari di carattere storico per celebrare questa giornata che ci ha dato nuovamente la libertà perduta con la dittatura fascista, vero? Ebbene, nulla di tutto ciò.
Se è vero che in alcune reti, come Iris, ad esempio, la programmazione comprende film sulla resistenza italiana (I piccoli maestri e Baciami piccina in prima e seconda serata e nel pomeriggio El Alaimein, che a differenza di quelli citati in precedenza descrive la condizione italiana narrando le vicende accadute in Egitto nel 1942), su Rai Uno, canale principale della nostra televisione di Stato, vengono trasmessi programmi di tutti i giorni, come la vita in diretta che, quasi ignorando del tutto la ricorrenza di oggi, offre una panoramica degli uomini più sensuali e fascinosi, citando Paul Newman, Frank Sinatra, Luca Argentero e Mario Balotelli.
Con troppi programmi la televisione pretende di essere insegnante di storia o scienze, ma poche volte riesce a risvegliare quelle menti di giovani e giovanissime assopite dietro programmi spazzatura e che conoscono come libertà solo la canzone di Aretha Franklin o, peggio ancora, quella che permette loro di rientrare a casa più tardi delle nove di sera.
‘Le cose più interessanti le mandano solo di sera tardi’ dice mia mamma e io concordo con lei pienamente.

Ancora una volta, mi vergogno del mio Paese.
Stiamo dimenticando ogni giorno di più ciò che ragazzi della mia età o poco più grandi hanno fatto, rischiando o addirittura rinunciando alla loro stessa vita, per il bene dell’Italia,
un sogno comune, per la libertà.
La libertà, quella stessa libertà a cui noi rinunciamo ogni giorno sintonizzando la televisioni su programmi che sfruttano corpi femminili come fossero manichini da spogliare e rivestire a seconda delle esigenze o delle occasioni o seguendo telegiornali hanno smesso di occuparsi di informazione reale, ma che trovano molto più conveniente nascondere la verità dietro un servizio su gruppi o cantanti emergenti o sulle storie d’amore di veline e modelle che ci vengono presentate come possibili future show girl ma che nel giro di due mesi o poco più sono dimenticate anche da quelle stesse persone che avevano posto loro le domande.
È scomodo lavorare in Italia, bisogna sempre crearsi qualche giustificazione, qualche alibi o qualche scusa per intrattenere la popolazione con stupidaggini di ogni genere piuttosto che metterli al corrente di ciò che succede veramente. 
La nave sta affondando, ma l’equipaggio, invece di rivelarcelo, ci invita a stare calmi e a sperare che passi in fretta questo brutto momento e mentre noi ci beviamo tutto ciò che ci viene detto, oltre l’acqua del mare in cui, nel frattempo, inevitabilmente siamo caduti, i capitani e i mozzi se la svignano grazie a leggi ad personam o atti di corruzione con i quali compongono intere collezioni, interi album e, neanche fossero figurine, scambiano anche i doppioni fra di loro.
Credo che questa possa essere una breve descrizione della situazione che l’Italia sta vivendo attualmente e se, per caso, vi ricorda quella della Concordia, vuol dire che già conoscete il finale.



Beatrice 

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