lunedì 2 giugno 2014

Un mare da condividere

Il termine Mare Nostrum venne utilizzato per la prima volta dai Romani dopo che ebbero conquistato la Sicilia, la Sardegna e la Corsica durante le Guerre Puniche per indicare il Mar Mediterraneo.


Oggi abbiamo solo due occasione per entrare a contatto con questo termine: traducendo le versione ( in questo caso sappi, caro lettore, che  ti sono vicina) oppure seguendo un notiziario qualsiasi.
Ultimemente, infatti, si è ricominciato ( o forse non si era mai smesso) di parlare dell'operazione militare e umanitaria Mare Nostrum, nata per fronteggiare lstato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all'’eccezionale afflusso di migranti con la duplice missione di 
1. Garantire la salvaguardia della vita in mare,
2. assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti.
                                            



Ultimamente, però, sta diventando un'emergenza sociale: sempre più immigrati sbarcano sulle nostre coste in condizioni disastrose e senza sapere dove andare. In soli due giorni sono stati soccorsi 3500 e qualcuno _Matteo Salvini, per la precisione_ all'incredibile affluenza risponde affermando che bisognerebbe abolire quest'operazione demenziale.

Ma cosa spinge queste persone ad abbandonare la propria casa, i propri beni, la propria famiglia e la propria vita verso quell'enorme incognita rappresentata da un futuro sempre più precario?

Non molto tempo fa, durante l'ora di religione a scuola, abbiamo ospitato una donna proveniente dal Congo. Lì, era ritenuta una persona piuttosto dotta, istruita. Lavorava come giornalista e questa sua passione volta alla disperata ricerca della libertà è stata anche la sua condanna. Costretta a partire, si è ritrovata sulle coste italiane dove, dapprima è stata mandata in un CIE ( centro di identificazione ed espulsione) ed ora lavora per il Centro Astalli, servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, raccontando la sua esperienza nelle scuole.

Dal suo racconto, scandito da intervalli di commozione e nostalgia della donna, è emerso il dolore che ha provato nel lasciare la sua città e il suo Paese. Come lei, la maggior parte di coloro che arrivano sulle nostre coste è partita controvoglia, per sfuggire a situazioni di disagio politico, sociale ed economico. 

Dunque, perchè negare a queste persone il diritto di rifarsi una vita, quando fra quelle persone un domani, potresti esserci tu? Perchè sottolineare e promulgare l'odio per un ipotetico diverso, quando a distinguerci è solo il colore della pelle? 
Perchè non attuare nuove misure che possano assicurare una nuova vita a tutti coloro che arrivano solo con un barlume di speranza e niente più? 


Assalti Frontali, Lampedusa lo sa.


"Migrano balene e gli uccelli migratori,
migrano gli esseri umani e io non calmo i miei bollori.
Saliti a bordo, saliti nell'inferno,
il più assassino è senza dubbio il governo!"



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