domenica 13 settembre 2015

Andy Pop!

Questa è la musica pop,





( Dio come era piccino Tiziano aaaawwwww).




questa è la donna con le "pop" più invidiate del globo,







questi sono pop- corn,







E questo è quello che tutti considerano il Re del Pop.





Ma cosa è la Pop Art? E chi ne è considerato il Re?

La Pop Art è una corrente artistica sviluppata negli anni anni Cinquanta del Novecento in Inghilterra che deve il suo nome all'aggettivo " popular" da intendere, però, nel senso più commerciale del termine, con il significato di arte dei beni di consumo.
Ebbe il massimo splendore un decennio dopo, una volta raggiunta l'America e una volta scoperti i suoi più grandi esponenti.

Esponenti fra cui troviamo il famosissimo Andy Warhol, di cui si è conclusa il 28 Settembre un'interessante mostra tenutasi a Palazzo Cipolla in Via del Corso a Roma che ho avuto il piacere di visionare.

La mostra dava la possibilità a chiunque vi assistesse di conoscere Warhol dalle prime esperienze artistiche fino all'ultima, enorme, rappresentata da una riproduzione dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci

La prima sala ospitava il famosissimo barattolo di zuppa Campbell's ( Warhol ammise di averne mangiata ogni giorno per una ventina d'anni), di cui troviamo numerose riproduzioni con o senza le scritte del marchio o nelle quali accostate ai barattoli troviamo altri beni di consumo come bottiglie di Coca- Cola o flaconi di ketchup Tomato Heinz. Inoltre, numerose bottiglie di Coca- Cola d'argento si sono scultura in una cassa di legno con l'invito di have a coke.

Merce
Elvis Presley
Warhol rappresentava dunque ciò che più era commerciale e "andava di moda" nell'epoca in cui viveva, dai beni di consumo fino ai personaggi di musica, fumettistica e cinema, realizzando lo stivale di Elvis Presley in foglia d'oro o riproducendo intere serie di volti o interi personaggi come quelle dedicate di nuovo a Elvis, mito degli anni Sessanta, a Merce, a Liz Taylor, Marilyn Monroe e Mao Tse- Tung ( pur non conoscendo davvero l'ideologia comunista).




Se per le prime serie ha come giustificazione la convinzione che la vita non sia altro che una serie di immagini che cambiano solo nel modo di riprodursi, per quanto riguarda altri soggetti sembra manifestare una vera e propria ossessione. Arriverà, ad esempio, a ricoprire un intero pavimento con sole opere dedicate alla figura di Marilyn Monroe, mentre in un solo anno realizzerà centinaia di riproduzioni di Mao Tse- Tung. 

Ma torniamo a Marilyn, perchè proprio su una delle opere a lei dedicate orbita una vicenda alquanto particolare. 
Alla Factory, luogo ideato da Warhol in cui questi e altri artisti potevano realizzare e, in seguito, esporre opere, una sera arrivò un'amica di Warhol la quale, vedendo la tela con Marilyn, chiese di poterla "shoot" ovvero ritrarre in una foto. O almeno era ciò che aveva capito l'autore. In inglese, però, il termine shoot ha il duplice significato di fotografare e sparare. Ebbene, accordatole il permesso, la donna tirò fuori una pistola e sparò esattamente al centro degli occhi, sopra il naso. Le tele colpite dalla follia ( perchè a mio avviso di follia si tratta) della donna, hanno subito danni irreparabili _ in quanto è ancora visibile un cerchio bianco nel punto colpito_ quanto importanti, poichè hanno reso originali queste ennesime tele della diva.

Questo ripetere quasi ossessivamente gli stessi soggetti si manifestò anche con i fiori riprodotti nella tipica maniera degli anni Sessanta, su sfondo verde con particolari neri per richiamare l'erba, prendendo spunto da quelli finti realizzati da sua mamma. 

Verranno ripetuti più avanti, dopo un periodo di coma vissuto dall'artista, anche una serie di teschi. In quel periodo Warhol dirà di essere giunto alla conclusione che per lui vivere la realtà è come guardare la televisione.

Una tecnica che mi ha lasciato un po' interdetta ( anche se poi mi ci son fatta su una bella risata) è stata quella di urinare sopra alcune opere e aspettare che, dopo l'evaporazione, comparisse un effetto davvero molto suggestivo, ma pur sempre derivante da una scelta, da un metodo... inusuale.

Inoltre alla mostra, dato che Andy Warhol fu molto di più di un pittore ( manager, pubblicitario e hi più ne ha più ne metta) era possibile ammirare una galleria fotografica in cui, esposte in un contorno bianco, riempivano l'obbiettivo grandi personalità del mondo dello spettacolo e dello sport, fra cui Pelè e il mio amato Sylvester Stallone ( potrebbe essere mio nonno, ora è tutto finto, ma io nutro un amore sconfinato per quell'uomo o, almeno, per la sua versione anni Ottanta.. **).
In altre foto, invece, era Warhol stesso il soggetto. Spesso mascherato, con parrucche o truccato da donna: dopo aver vissuto un periodo di pazzia da bambino era comunque rimasto un tipo fuori dagli schemi e probabilmente è proprio questo che lo ha reso un genio dell'arte contemporanea.

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