sabato 12 settembre 2015

Il colore viola

"Sei brutta, sei povera, sei negra e sei una donna: non sei niente di niente!"





Le lacrime di una ragazzina violentata dal padre e data in sposa ad un altro individuo manesco e violento. Le lacrime di una ragazzina divisa dalla sorella, unica sua fonte d'amore e insegnante un po' di lettura, un po' di vita.
La serietà di una giovane donna che non comprende le potenzialità delle donne e i loro diritti nell'essere padrone di sè stesse e non schiave del proprio compagno.

E il sorriso di  Whoopi Goldberg ancora agli inizi, diretta da Steven Spielberg nell'ormai lontano 1985.

Ambientato agli inizi del 1900, narra la vita, le sofferenze e la rinascita della protagonista che, grazie anche all'intervento di personaggi più forti o emancipati, riuscirà ad uscire dal guscio e ad asciugarsi le lacrime.

In un'epoca in cui le violenze sulle donne sono all'ordine del giorno, specialmente quelle che riguardano l'ambito casalingo e familiare, tuffarsi in un altro periodo storico e toccare con mano la speranza e il cambiamento della protagonista che fino a qualche attimo prima era sull'orlo del baratro, ci fa riflettere su quanto possa essere cambiato il mondo per noi, per il nostro sesso ( che, se vuole, è tutto eccetto che debole) e_ anche se questo argomento in particolare non mi riguarda_ per la diversità del colore della pelle.

Drammatico e triste all'inizio, nasconde un finale inaspettato con il ritrovamento dei figli e della sorella della protagonista e la conversione di uno degli antagonisti della storia, il tutto allietato da musiche blues.

Grandiosa la Goldberg ( la mia stima nei suoi confronti è direttamente proporzionale al numero di film con la sua partecipazione che guardo) e un grande impatto sociale: film da vedere assolutamente.


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