sabato 12 settembre 2015

La ragazza con l'orecchino di perla

Sorrideva, e quando sorrideva il suo viso era come una finestra spalancata. 
"Lui vedeva le cose in un modo diverso dagli altri, cosí
che una cittá in cui avevo vissuto tutta la mia vita appariva come
 un luogo diverso, e una donna diventava
bella grazie alla luce che le inondava il viso."

Se mi seguite su Instagram probabilmente già sarete a conoscenza del fatto che una delle mie letture durante le vacanze natalizie è stata "La ragazza con l'orecchino di perla" di Tracy Chevalier. A pochi giorni dalla fine del libro, ho avuto la possibilità di vederne la resa cinematografica ( incredibile il numero di film che sono in grado di trasmettere alla televisione durante le vacanze di Natale, non credete?).

Ho deciso, così, di scrivere in un unico post le mie impressioni riguardanti entrambi.

La storia è ambientata a Delft, nei Paesi Bassi, nella seconda metà del 1600, dove il pittore Vermeer, nato da una famiglia appartenente al ceto medio e di religione protestante, vive in condizioni agiate dopo il matrimonio con una ricca cattolica. Uno dei quadri che Vermeer dipinse ( che è anche la copertina del libro) fu la "Ragazza col turbante" o, appunto, "Ragazza con l'orecchino di perla" di cui, ancora oggi, non conosciamo l'identità. Proprio sulla modella del quadro, ragazza avvolta nel mistero, Tracy Chavalier ha costruito il suo racconto, immaginando che fosse una ragazza protestante di umili origini che, dopo che il padre, pittore di maioliche, conseguentemente ad un incidente nel forno in cui lavorava, ha perso la vista, è costretta a prendere servizio presso la residenza della ricca suocera di Vermeer. Pulirà lo studio del pittore, agendo delicatamente, senza spostare nè urtare nulla. Così, lasciando la casa di famiglia come già aveva fatto il fratello non molto tempo prima, si avvia a vivere un importante capitolo della sua vita, lontana dai suoi genitori e dalla sorellina. Griet, questo è il nome della ragazza, dovrà fare i conti con le figlie dei Vermeer, fra le quali emerge l'odiosa Cornelia, la moglie e la suocera del pittore, gli amici e i conoscenti influenti che frequentano la casa in cui lavora. Dovrà affrontare tragedie personali che la segneranno e, infine, si troverà a posare come modella per il suo datore di lavoro, ad insaputa della moglie che finirà, una volta scoperto il particolare rapporto fra i due, per cacciarla via dalla propria casa.

Il libro, letto sgranocchiando pistacchi e noccioline, è scritto scorrevolmente e attira il lettore in una dimensione completamente magica, a contatto con l'arte e con i colori, un tuffo nel '600 pieno di mistero e sguardi rubati.

Il film, che ci propone la bellissima Scarlett Johansson come protagonista, a mio avviso è stato piuttosto deludente. Con una storia così avvicente, mi aspettavo un film che avesse più capacità di trasportare lo spettatore all'interno della storia, invece così non è stato. Anzi, addirittura in alcuni punti risultava essere pesante e procedere lentamente.

 Inoltre, vi sono alcune differenze con il libro che, secondo me, hanno aiutato a renderlo così ampolloso.
Aldilà del fatto che alcune scene appaiono in ordine diverso rispetto a come vengono mostrate nel libro e che il metodo con cui Griet si buca le orecchie è davvero diverso ( sì, puntigliosa fino alla fine ahah!), nel libro l'intera vicenda è narrata in prima persona da Griet, quindi il lettore assisteva a uno sconvolgimento interiore della protagonista, mentre nel film i fatti sono presentati in assenza di narratore: ciò lo rende meno impegnato e, di conseguenza, sicuramente più noioso in quanto manca un'analisi interiore dei personaggi.

La delusione di fronte al film è stata davvero tanta, ma almeno sono rimasta soddisfatta dal libro, proprio come mi aspettavo: è l'ennesimo caso in cui, a parer mio, si rovina una storia decidendo di girare un film ( deludente) su un libro ( bellissimo).

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