lunedì 2 novembre 2015

Il Ritratto di Dorian Gray

Mi sembra quasi banale mettermi qui a parlare di uno dei più grandi e famosi capolavoro della letteratura inglese, perciò non descriverò la storia, se non in due righe o poco più, ma vi dirò le mie impressioni e le riflessioni che mi sono trovata a fare dopo aver finito di leggere.

Come compito per le vacanze estive di inglese, la professoressa aveva assegnato la lettura in lingua facilitata di questo capolavoro. Purtroppo, però, oltre ad utilizzare un linguaggio semplificato, il libro riportava anche alcuni tagli alla narrazione. 
Ragion per cui ho deciso di riprendere da un alto scaffale nello studio, la versione integrale del libro in un'edizione da collezione edita da Fabbri di mio nonno, che presenta circa cento volume di grandi classici italiani ( dalla Divina Commedia di Dante ai Promessi Sposi di Manzoni) e stranieri ( Il Ritratto di Dorian Gray, appunto, ma anche i racconti di Edgar Allan Poe o Anna Karenina di Tolstoj ).
Questi volumi, di valore inestimabile per me che sono una cultrice della lettura sui libri ( non che non mi capiti di leggere formati in e-book, ma volete mettere l'odore, la carta, una briciola rimasta fra le pagine o il segno di una lacrima a bordo pagina? Mi piacciono i libri su carta vissuti, non quelli che sembrano nuovi, appena comprati o quelli la cui lettura dipende da un tasto o un movimento del dito su uno schermo, ecco), sono ognuno di colore differente, presentano dettagli eleganti in foglia d'oro e sono stati finiti di stampare nell'anno, udite udite, 1968.

"I adore simple pleasures.
 They are the last refuge of the complex".
Ogni volta che ne apro uno vengo pervasa da una strana magia, mi sembra di riassaporare, oltre alla storia narrata nel libro, quella dei componenti della famiglia che non ho mai conosciuto che, chissà, forse provavano le mie stesse sensazioni di fronte al libro o con il viso sprofondato tra le pagine.

Titolo: Il Ritratto di Dorian Gray
Titolo originale: The Picture of Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Editore: F.lli Fabbri
Prezzo: /// ( essendo un'edizione da collezione non c'è neppure scritto in lire ahah)
Pagine: 269


Questo libro affronta vari temi, sfiorandoli. 
Alcuni sembrano lontanissimi, adocchiati per caso e lasciati andare da una vista miope che li percepisce, ma non li coglie. Uno fra questi è quello dell'omosessualità che aleggia nell'aria fra le varie amicizie che legano i personaggi principali del racconto e che, alle volte, si potrebbe presumere che si spingano oltre. 
Nel libro, inoltre, troviamo una figura in cui alcuni hanno trovato una specie di personificazione del diavolo: sto parlando del cinico Lord Henry, autore di aforismi taglienti, nonchè personaggio che dà inizio all'intera vicenda. Vicenda che ruota intorno alla bellezza fisica, che sembra essere più importante di quella reale. 

“Il ritratto di Dorian Gray” fu l’unico romanzo scritto da Oscar Wilde, il più famoso “dandy” inglese. Dal portamento eccentrico, quella del dandy fu una figura molto significativa della seconda metà del 1800 e in essa venivano identificati coloro che presero parte alla corrente letteraria e artistica dell’estetismo, che ha come scopo ultimo il piacere e che pone le sue basi sugli ideali di arte e bellezza. Essi rappresentano, inoltre, i temi più importanti del romanzo, nonché dell’intera produzione letteraria di Oscar Wilde.

La vicenda narrata, che si svolge a Londra, ruota, infatti, attorno ad un’opera d’arte: il ritratto in cui il pittore Basil ha raffigurato l’amico Dorian, giovane aristocratico dal portamento elegante e di bella presenza. Durante uno degli incontri con l’artista, l’affascinante modello fa la conoscenza di Lord Henry, uomo d’età più matura, sicuro di sé ma dall’aspetto talvolta sinistro ( alcuni critici lo hanno, addirittura, accostato alla figura del demonio) che, con la sua meschinità, riesce a piegare la mente del giovane e ingenuo Dorian convincendolo del fatto che sarebbe molto meglio se la giovinezza fosse destinata a non sfiorire mai. A cosa serve, infatti, essere belli e possenti se siamo destinati ad esserlo per poco tempo?
Durante uno dei loro primi incontri, quasi all’inizio del libro, il lettore viene catapultato, grazie ad argute e minuziose descrizioni, in un favoloso e paradisiaco universo in cui ognuno dei sensi dei personaggi viene appagato e viziato da un innumerevole insieme di  dettagli come il canto soave degli uccellini che soddisfa l’udito o il profumo dei fiori dai mille colori, che si preoccupano di realizzare il piacere dell’olfatto e della vista. 
Alla vista del dipinto, dopo la considerazione spregiudicata di Lord Henry, Dorian inizia ad essere invidioso della sua immagine nel dipinto: il ragazzo reale è dotato, infatti, di straordinaria bellezza che, però, svanirà col tempo, mentre la sua immagine resterà bella, nel fiore degli anni, eternamente. Così un giorno Dorian decide di provare a esprimere un desiderio che, purtroppo per lui, si avvererà sancendo la sua rovina: mentre passerà la vita nella beatitudine dell’eterna giovinezza, il quadro invecchierà e sfiorirà al posto suo, diventando, nel contempo, come scoprirà solo in seguito, la rappresentazione della sua anima. 

Consapevole di aver acquisito questo prezioso dono e, al contempo, spaventato dall’imprevedibilità della situazione, vaga per la città in preda al senso di colpa, fin quando, durante una serata a teatro, non si imbatte in un’attrice giovanissima, bella ma anche piuttosto povera di spirito: sa come mostrare il carattere di ogni personaggio che interpreta, ma è incapace di crearne uno proprio. Dalla vita precaria e da un triste passato, vive con il fratello e la madre, avendo perso il padre in tenera età, cede ben presto al fascino di Dorian a causa del quale decide di lasciare la carriera non ancora abbastanza avviata. Quando la giovane comunica la decisione presa a Dorian, egli rifiuta il suo amore e la respinge portandola al suicidio. La mattina dopo il triste evento, il giovane nota un cambiamento da parte del quadro, che ha assunto uno sguardo sinistro, un aspetto più meschino.  In seguito a ciò, non solo rifiuta nettamente le richieste di Basil il quale, considerandolo una delle sue opere migliori, vorrebbe esporlo, ma decide che nessuno dovrà venire a conoscenza del suo terribile segreto e, perciò, nasconde il quadro in una stanza vecchia e praticamente abbandonata della sua casa. Il giovane continua a vivere avendo come unico scopo il piacere, senza più sensi di colpa o rimorsi: a fare i conti con quelli, infatti, è l’immagine del quadro che giorno dopo giorno, invecchia e viene rovinato ogni qualvolta il Dorian in carne ed ossa commette errori o azioni malvagie. Un giorno, per caso, il quadro con il volto deforme e meschino, raffigurazione dell’anima di Dorian, viene trovato e visto da Basil il quale, non capacitandosi del terribile declino che ha subito la tela e il soggetto che ne occupa lo spazio, viene ucciso a coltellate da Dorian che, venuta meno la segretezza della sue azioni, si sente terribilmente vulnerabile. Il cadavere di Basil, però, resta una prova schiacciante del delitto commesso, così, per liberarsene, il giorno dopo si consulta con un amico medico Alan Campbell,  che, sebbene piuttosto controvoglia, gli suggerisce di farlo sciogliere nell’acido citrico. A seguito dei sensi di colpa, anche il medico compirà l’atto fatale di suicidarsi, aggiungendosi alla lista di mali commessi, più o meno direttamente, da Dorian il quale cerca di lasciare andare i pensieri del terribile reato commesso fumando dell’oppio in un locale in cui incontra il fratello dell’attrice respinta che, ritenendolo la causa del suicidio della sorella avvenuto ormai diciotto anni prima, vuole ucciderlo. Con il suo carisma e il suo giovane aspetto riesce a far vacillare l’idea dell’uomo sul fatto che fosse lui la persona che cercava. Sconvolto e turbato dall’inaspettato incontro, Dorian inizia a vivere nella paura di essere ritrovato e ucciso dalla furia del vendicativo fratello, ritrovando la tranquillità solo nel momento in cui verrà a conoscenza della sua morte.  Sollevato dalla notizia, inizia, però, a riflettere sui crimini di cui si è macchiato, sull’omicidio di Basil e sul suicidio di Alan Campbell e, a seguito di ciò, decide di recarsi nello studio in cui, anni prima, aveva riposto il quadro. Voglioso terminare la lunga farsa che lo aveva accompagnato per la maggior parte della sua vita, impugnando lo stesso coltello con cui aveva ucciso l’amico pittore, decide di distruggere il ritratto che, ormai, si accorge essere la causa principale delle sue disgrazie. Nel momento in cui, però, compie il gesto di squarciare la tela, è lui stesso a cadere a terra privo di vita: il quadro è tornato alle fattezze originali con la rappresentazione di un giovane bello e puro, mentre la figura riversa sul pavimento è divenuta un uomo rugoso e vecchio, con un coltello conficcato nel cuore. Soltanto  dopo aver esaminato gli anelli riconobbero che  era  Dorian Gray che, nonostante l’impegno e i desideri esauditi, non è riuscito a scampare alle fauci della vecchiaia.

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