domenica 31 gennaio 2016

Kobane, diario di una resistenza

Direttamente da Instagram
Prima che l'ondata di terrorismo colpisse la Francia e che il terrore si propagasse nel territorio europeo, al Salone dell'Editoria Sociale comprai un libro scritto per mano di Rojava Calling, con cui si intende indicare quella staffetta di solidarietà che si è occupata e preoccupata dell'avanzata dell'Isis prima che piombasse in Europa come un fulmine a ciel sereno.  È stato come se avessero messo le inferriate alla propria casa prima di scoprire che sarebbero arrivati i ladri a rubare nel proprio quartiere, insomma.

Lo avevo, dal momento in cui l'ho comprato, sullo pseudo comodino in attesa di finire quello strazio ( davvero, non scherzo, per me era diventata una via crucis) di Jane Eyre, della Bronte.Finalmente, non troppo tempo fa, sono riuscita a finire il mattone precedente e a mettere mano, o meglio gli occhi, su Kobane: diario di una resistenza per farmi due risate iniziali con la prefazione di Zerocalcare ( di cui avevo già letto, per quanto riguarda il medesimo argomento la graphic novel su Internazionale) e per capire, poi, le radici su cui sta germogliando il seme cattivo del califfato islamico, al quale l'Europa si è interessata solo dopo esser caduta come vittima.


Titolo: Kobane, diario di una resistenza
Autore: Rojava Calling
Casa Editrice: Alegre
Numero di pagine: 191
Prezzo: 14 


Il racconto, che viene proposto in ordine cronologico, tratta le vicende accadute e vissute da coloro che hanno preso parte a quest'esperienza nel Rojava, regione curda posta nel nord-est della Siria, dal 17 Ottobre 2014 al 23 Marzo 2015 e, oltre ad una breve introduzione con la funzione di offrire delucidazioni a chi, come me prima di iniziare la lettura, non avesse ben chiaro il focus dell'argomento, contiene due appendici: la lettera di Abdullah Öcalan al popolo curdo e la Carta del contratto sociale del Rojava.

L'intero racconto risulta essere testimonianza di una situazione sempre difficile e troppo spesso ignorata dal mondo occidentale. Descrizioni preziose e narrazioni a volte avvincenti per toccare da vicino un argomento complesso, ovvero il ruolo del popolo curdo nella lotta all'Isis. Con chi schierarsi adesso? Con un popolo il cui leader risulta essere uno dei terroristi più temuti o con i terroristi che, spinti dall'odio religioso e culturale, si fanno promotori del fondamentalismo islamico?

Buona parte del mondo, infatti, ignora il fatto che l'avanzare dell'Isis abbia subito rallentamenti grazie all'intervento dei curdi che, difendendo le loro città anche nei momenti più duri, anche sotto assedio e con la vicinanza sinistra della Turchia, hanno agito come barriera contro i militanti islamici. Importantissimo, forse ancor di più che di quello degli uomini, è stato il ruolo delle donne, più temute, stando ai principi religiosi islamici, poichè in grado di compromettere la vita ultraterrena: chiunque fosse ucciso da una donna, infatti, risulterebbe essere meno valoroso tanto da non meritare premi dopo la propria morte.

Interessante è, grazie ai due approfondimenti posti in chiusura, constatare come il popolo curdo sia rimasto fedele al leader del PKK, zio Apo, già citato in precedenza, nonostante egli sia rinchiiuso in carcere dal 1999. Allo stesso modo, invece, fa riflettere la presenza della Carta del Rojava che vuole rappresentare un corpus di leggi di uno Stato in costruzione. Leggendola è possibile notare la parità fra i due sessi e la tolleranza etnica, religiosa e culturale che viene promossa in quel piccolo lembo di terra tanto sofferente. Viene, naturalmente, da pensare a quanti conflitti inutili siano stati creati con la sola scusa di esportare una democrazia il cui seme era già stato posto in queste terre, ma estirpato proprio da coloro che si erano ripromessi, dal lontano occidente, di farlo diventare una bella pianta. 

Lettura interessante e di grande rilievo, nonostante abbia lasciato un po' d'amaro in bocca sfogliare queste pagine nello stesso periodo in cui erano i nostri vicini di casa francesi nel mirino dell'Isis e vi erano ampie incomprensioni fra Russia, Unione Europea e Turchia. Da leggere assolutamente per saperne di più sulla storia contemporanea e essere consapevoli degli errori e dell'indifferenza di cui ci macchiamo troppo spesso dalla nostra parte del mondo.

Direttamente da Instagram ( di nuovo)


Bottino del Salone dell'Editoria Sociale

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