domenica 13 marzo 2016

Padellaro: " I titoli in virgolettato non funzionano"

Giovedì scorso, nell'edificio del CoRiS dell'Università Sapienza di Roma, si è tenuta una conferenza sul ruolo dei giornalisti e della stampa nella contemporaneità con la partecipazione di Antonio Padellaro, fondatore e presidente de Il Fatto Quotidiano e Stefano Feltri, che ne è, invece, il vicedirettore.


Dopo una breve introduzione in cui è stato descritto, tramite citazioni e esempi tratti soprattutto dal film vincitore di Oscar Spotlight, cosa sia il giornalismo e, in seguito, come sia attualmente suddiviso il mondo dell'editoria in Italia e in che modo funzioni il business di giornali ed informazione online, è stato possibile sottoporre i due giornalisti ad una serie di domande.

C'è ancora spazio per fare del giornalismo, nonostante l'avvento del web tramite cui ognuno può divulgare informazione?
Padellaro: Sì, perchè il giornalismo che può fare chiunque si manifesta in altre forme e non si esaurisce. La crisi della carta stampata ( video), però, rappresenta un sintomo di quanto oggi i lettori si accontentino di informazione online che, essendo gratuita, non può permettersi di approfondire determinate questioni. Proprio per questo, generalmente, alla crisi del giornalismo (vero, d'inchiesta, che non si accontenta) si affianca quella politica.



Spesso mi sono imbattuta, soprattutto su Facebook, in titoli che pompavano ciò che, aprendo il link, era effettivamente scritto nell'articolo: non è una forma di inganno nei confronti del lettore?
Padellaro: Non nego che ciò sia accaduto, ma ciò certamente non deve essere visto come inganno del lettore. L'enfatizzazione dei titoli rientra nelle regole del linguaggio del giornalismo professionale: si preferiscono titoli brevi che attirino l'attenzione. Capita di imbattersi in titoli come "L'ira del Premier" nel quale la parola ira, di sole tre lettere, risulta più congeniale dal punto di vista di grammatica grafica, nonostante nessun lettore si aspetti di leggere di un Renzi arrabbiato che lancia le sedie o inveisce contro altri. Allo stesso modo è funzionale la formula in cui il titolo si apre con il termine caos, più immediata di espressioni come litigi o scazzi mostruosi.

Dove è possibile oggi trovarsi a fare il giornalista?
Feltri: Sebbene si possa fare il giornalista ovunque, il consiglio è quello di viaggiare, talvolta partecipando anche a conferenze e ad incontri che potrebbero anche rivelarsi inutili: nonostante ciò, potremmo imbatterci in qualche nuovo contatto con cui avere relazioni e da cui trarre vantaggi in seguito. A causa del costo che, però, richiedono numerosi viaggi che troppo spesso, attualmente, i giornali non possono permettersi, nell'epoca contemporanea si sono diffuse le professioni di freelance o collaboratori dall'estero, affiliati a più di una testata.

Il Fatto Quotidiano è un giornale che non gode di finanziamenti pubblici. Per contrastare la crisi della carta stampata, invece di proporre abbonamenti che prevedono grandi pagamenti da parte dei lettori, avete mai pensato a micropagamenti effettuati in base a ciò che viene letto realmente?
Feltri: Sì, ma sarebbe stato un sistema sconveniente. Ci era stato proposto un modello olandese basato sui micropagamenti che, se nel mercato giapponese e anglosassone sono comunque produttivi, in quello italiano neppure raggiungono il guadagno ottenuto dalla vendita di poche copie di quotidiano.

Nell'epoca della multimedialità, è forse preferibile un video piuttosto che un articolo da pubblicare online per favorire il business?
Padellaro: Il Fatto Quotidiano cerca di sviluppare ogni ramo che oggi può diffondere informazione: carta stampata, online e, ancora non in pieno potenziale, radio. Al momento, però, credo sia opportuno, al fine di non sprecare, ma di utilizzare in pieno l'eterogeneità dei prodotti, affiancare le diverse fonti multimediali preferendo, magari, affiancare un video ad un articolo, piuttosto che scegliere drasticamente l'uno sull'altro.









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