giovedì 20 ottobre 2016

Dillo con i muri

Prima di farvi leggere le mie impressione sull'ormai STRAconclusa mostra su Banksy tenutasi a Palazzo Cipolla la scorsa estate, specifico in questa breve premessa che il testo che segue oltre ad essere un post per il blog, è un articolo di CulturArte,  il periodico universitario di Roma Tre. Per tanti altri articoli, il numero di Ottobre sarà presto disponibile online, intanto vi invito a seguire i nostri social:

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A rinfrescare la calda estate romana appena trascorsa sono state proposte innumerevoli mostre nella capitale: da quella su Alphonse Mucha o Barbie al Vittoriano, quella sulla scultura buddhista alle Scuderie del Quirinale, fino ad arrivare a quella fotografica Affinchè tutti lo sappiano di Hernandez Salazar al più piccolo, ma non meno importante, museo di Roma in Trastevere.
L’esposizione che, però, ha riscosso maggiore successo, soprattutto fra giovani e giovanissimi, è senza dubbio quella con le opere di Banksy, War Capitalism & Liberty,  che si è tenuta a Palazzo Cipolla, in Via del Corso dal 24 Maggio al 4 Settembre.
Il creatore della Baloon Girl e del Flower Thrower, considerato oggi fra i massimi esponenti della Street Art su scala globale, viene presentato con un artista urbano dotato di umorismo e umanità.
Le opere, poco più di un centinaio, sono esposte divise in settori. Fra quelle affini alla guerra, al capitalismo e alla libertà che, come suggerisce il nome della mostra, rappresentano il numero maggiore delle opere, troviamo spesso delle connessioni: basti pensare all’opera provocatoria in cui Ronald McDonald e Mickey Mouse camminano tenendo per mano una bambina nuda e terrorizzata. La piccola, protagonista di una foto scattata nel 1972 dopo un bombardamento al napalm di un villaggio vietnamita che sconvolse il mondo, assume oggi una nuova fama, spogliata, oltre che dei vestiti, di tutta la serenità infantile. Due dei volti più amati dai bambini, simboli dei marchi più famosi del globo, divengono figure portatrici di guerra che negano la libertà.
Abbiamo trovato anche sale dedicate alle collaborazioni, alla raffigurazione di scimmie e a quella dei topi. E sono proprio i topi gli animali glorificati nelle sue opere, poiché, come afferma esistono senza permesso, pur essendo odiati, braccati e perseguitati e divengono il modello di tutti coloro che si sentono sporchi, insignificanti e non amati.
Diverse opere, in realtà, rappresentano gli stessi soggetti: non a caso, la tecnica che più utilizza è lo stencil, grazie al quale è possibile realizzare murales rapidamente.

Di Banksy, di cui nulla si sa, se non che abbia vissuto a Bristol, sono state descritte e narrate alcune esperienze in ordine cronologico: fra le tante opere, un pannello con sfondo blu ha reso conosciuti gli aneddoti  dell’artista e opinioni che il mondo esterno ha su di lui. Dalla prima casa d’aste che nel 2007 ha messo in vendita sette lavori di Banksy, la Sotheby’s, giudicandolo come l’artista di più immediata crescita che nessuno abbia mai visto in tutti i tempi, all’opera installata contro la compagnia petrolifera British Petroil che raffigura un delfino impigliato in una rete intento a saltare su un bidone da cui esce del grezzo, fino ai fotomontaggi delle copertine del cd di Paris Hilton in cui il volto dell’ereditiera veniva sostituito dal muso di un cane: che sia urbana, plastica o digitale, le parole chiavi di questo artista risultano davvero essere satira e polemica.



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